La Psicologia del Pannolino

Quali sono gli aspetti psicologici che caratterizzano la delicata fase dello spannolinamento?

Quando cerchiamo informazioni sullo spannolinamento, troviamo tantissimi articoli, davvero utilissimi, che ci danno ottimi pratici suggerimenti per affrontare al meglio questa delicata fase, tanto per il bambino quanto per il genitore. Difficilmente, però, si affronta la questione da un punto di vista psicologico.

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Mi preme molto, in questo momento, affrontare tale argomento perché, proprio in queste settimane, sono impegnata io stessa nell’aiutare mia figlia a togliere definitivamente il pannolino.

Come tutti  i passaggi più importanti della propria vita, a partire dalla nascita, anche lo spannolinamento è una fase molto complessa e delicata in cui le parole d’ordine da tenere a mente sono ascolto, pazienza e rispetto.

DALLA PARTE DEL BAMBINO

Quante volte abbiamo sentito dire ad altre mamme o pensato noi stesse “quest’estate le/gli tolgo il pannolino!”? C’è sempre la concezione, da parte di noi genitori, che debba essere una nostra scelta quella di rendere i nostri bambini autonomi nell’espletazione dei loro bisogni. Noi decidiamo che debba accadere dopo i 2 anni, ma prima dei 3 (complici le imposizioni delle scuole dell’infanzia che richiedono che il bambino all’ingresso sia autosufficiente), e che debba avvenire d’estate perché è più facile pulire tutto e la biancheria si asciuga più velocemente. Insomma, cerchiamo di andare più incontro alle nostre esigenze che a quelle del bambino, scontrandoci a volte con la dura realtà: un passaggio difficile da gestire e un bambino restìo al cambiamento.

Ma come vive il bambino questa delicata fase?

Per i piccoli, il passaggio dal pannolino alla mutandina è certamente una tappa molto importante, oltre che obbligata, che sancisce l’acquisizione di alcune competenze sul controllo del proprio corpo e l’inizio di un percorso verso l’autonomia. Raggiungere serenamente queste tappe di sviluppo permette al bambino di sperimentare soddisfazione e autoefficacia, accresce la sua autostima e lo fa sentire grande e capace.

A partire dai 18 mesi circa i bambini iniziano ad acquisire maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo e, insieme a questo, dei propri stimoli e bisogni. Molti bimbi, pur non sapendo ancora parlare, riescono a far comprendere alla loro mamma di aver fatto pipì o cacca, ad esempio toccandosi il pannolino, iniziano anche a nascondersi e cercare la propria privacy quando ne sentono il bisogno. Sta ai genitori cogliere questi segnali e accompagnare gradualmente il bambino in questo percorso.

Ma cosa succede se ciò non avviene nella più totale naturalezza? Se il bambino si trova improvvisamente a dover svolgere un compito per cui non si sentiva ancora pronto? Ecco che in quel caso potrebbero emergere facilmente ansie e paure che porterebbero il bambino a rifiutarsi addirittura di fare i suoi bisogni per ore (frequente è il caso di bambini che diventano stitici proprio perché hanno vissuto il passaggio al vasino come una forzatura).

Se il piccolo non è ancora in grado di comprendere lo stimolo o spesso è troppo occupato in attività piacevoli per prestargli attenzione, si bagnerà o si sporcherà e in quei momenti è molto comune che possa provare imbarazzo, per cui è di fondamentale importanza non colpevolizzarlo, non arrabbiarsi, ma sostenerlo e fargli comprendere che è normale e che la volta successiva riuscirà a farla nel vasino. Provare senso di colpa non può che allontanare genitori e bambino dal raggiungimento della meta.

Oltre a ciò, uno studio dei ricercatori Thomas e Chess nei primi anni cinquanta ha sottolineato come nella fase dello spannolinamento incida non solo la maturità raggiunta, ma anche il temperamento del bambino, che gli autori dividono in 3 categorie: facile, lento a scaldarsi e vivace/difficile. Mentre il bambino facile si adatta velocemente e senza molta difficoltà ai cambiamenti e il bambino lento a scaldarsi avrà bisogno di ritmi più lenti e di situazioni più riservate per raggiungere la sua meta, il bambino vivace/difficile avrà molta difficoltà ad adattarsi alle richieste dell’ambiente, sarà irritabile e maggiormente imprevedibile, soprattutto nel ritmo e nella segnalazione dei propri bisogni.

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E I GENITORI?

Diciamoci la verità, il momento dello spannolinamento per i genitori, soprattutto per le mamme (non me ne vogliano i papà, ma nella maggior parte dei casi sono loro che se ne occupano), può essere un momento stressante che mette a dura prova i nostri nervi e la nostra pazienza. Quante volte vi è venuta voglia di urlare o di rimettere al vostro bimbo il pannolino dopo l’ennesima pipì sul divano? Come darvi torto? Non è mica piacevole pulire innumerevoli pipì e cacche per tutta casa e mettere 2-3 lavatrici al giorno!

Ci sono momenti in cui ci si sente davvero, stanchi, sconfitti, ci sembra che togliere questo pannolino sia impossibile, che forse non sia il momento… E se davvero non fosse il momento? Se avessimo scelto noi il momento in cui era bene togliere il pannolino al nostro piccolo, ma questo non coincidesse con i suoi tempi? Capite bene che questo può generare in noi un sentimento di frustrazione per la difficoltà di ottenere buoni risultati in tempi brevi e, soprattutto, per il fatto che, probabilmente, ci interfacciamo con un bambino che si mostra (comprensibilmente) più infastidito del solito e quindi più difficile da gestire. Rischiamo così di entrare in un circolo vizioso in cui la nostra frustrazione infastidisce il piccolo il cui atteggiamento può, a sua volta, alimentare in noi l’ansia e il nervosismo, che indispone ancora una volta il bambino. Quindi le soluzioni sono principalmente due: mollare la presa se si ha la sensazione che per il bambino non sia davvero arrivato il momento e rimandare di qualche tempo o, se si capisce che, nonostante le difficoltà il bambino lancia dei segnali positivi, respirare profondamente e porsi in una condizione di accoglienza del bambino e dei suoi bisogni, consolarlo, sostenerlo e aiutarlo con pazienza, comprensione e serenità perché anche lui possa sentirsi altrettanto sereno e privo di ansie nell’acquisizione di nuove competenze.

E se, invece, accadesse il contrario? Se il bambino ci inviasse dei segnali prima di quanto ci aspettassimo e, proprio perché non ancora psicologicamente pronte ad affrontare questa fase, lasciassimo “passare quel treno” in attesa di momenti “migliori” (per noi, ma magari non per i nostri piccoli)? Eh sì, capita anche questo! A volte i genitori non sono abbastanza motivati ad affrontare questa fase, per svariate ragioni (impegni di lavoro, impegni/problemi personali, aspettative e progetti che non coincidono con la realtà, stagione non favorevole, ecc..) e, invece, il proprio bimbo inizia precocemente (rispetto alle aspettative genitoriali) a dare segnali di comprensione dei propri stimoli e bisogni. Se uno o entrambi i genitori pensano che quello non sia il momento adatto, perché sentono di non potersi dedicare allo spannolinamento come vorrebbero, lasceranno quei bisogni inascoltati e il bambino, che non riceverà dei feedback di riconoscimento, continuerà ad affidarsi alla sicurezza del pannolino e, passato del tempo, potrebbe poi dover reimparare con meno naturalezza e gradualità a riconoscere quegli stimoli e a controllarli. Vale davvero la pena lasciar correre o sarebbe meglio assecondare la sua naturale disposizione? Ogni situazione sicuramente è differente dalle altre e le motivazioni possono essere molteplici, ma in genere sarebbe più opportuno di certo assecondarlo.

Infine, rispetto alla motivazione genitoriale, vorrei aggiungere una cosa. Ci sono delle volte in cui il percorso di spannolinamento viene sì intrapreso, ma non con particolare decisione. Faccio un pratico esempio: finalmente decidiamo di togliere il pannolino di giorno e mettiamo la mutandina; i primi giorni di solito si sta a casa per arginare più efficacemente possibile i probabili “incidenti di percorso”, ma prima o poi si dovrà pur uscire! Alcuni genitori temono questo momento, per cui fuori da casa mettono al bimbo il pannolino trainer a mutandina (ottimo escamotage laddove venga concepito sempre come una mutandina). Adesso immaginate questa scena: siete in un centro commerciale in giro per negozi, state provando un bel paio di scarpe e i bagni sono lontani. Oppure: siete in autostrada e la stazione di servizio è lontana kilometri. Improvvisamente il vostro bimbo vi guarda ed esclama: “Pipììììì”. Qual è la soluzione più facile e immediata che vi viene in mente, visto che comunque indossa ancora il pannolino? Rispondere: “Amore, non possiamo andare, per questa volta falla nel pannolino!”. Bene, un atteggiamento di questo tipo può generare confusività nel vostro bambino, che non riuscirà a distinguere quando farla “addosso” e quando nel vasino. Se, invece, nonostante ci sia la possibilità che la faccia nel pannolino per via della lontananza dai bagni o dalla più vicina piazzola di sosta, invitarlo a fare la pipì togliendo il pannolino comunicherà al vostro bambino che voi vi ponete in ascolto delle sue esigenze e lo aiuterà a imparare a controllare questi stimoli perché saprà che appena sarà possibile voi lo metterete in condizione di liberarsi.

CONCLUDENDO…

Ritorniamo alle nostre 3 parole d’ordine:

  • Ascolto: mettetevi in ascolto dei vostri piccoli, dei loro bisogni e dei loro segnali, osservateli e aiutateli a dare un significato a ciò che loro iniziano a percepire e a volerci comunicare.
  • Pazienza: abbiate pazienza, come tutti i percorsi di cambiamento e acquisizione di abilità e consapevolezza, anche questo richiede tempo e gradualità, perché segua la natura del vostro bambino, diffidate dai “programmi” che promettono lo spannolinamento in soli 3 giorni, forse sul momento potreste ottenere risultati, ma le ricadute in termini fisiologici e psicologici si vedono a lunga corsa.
  • Rispetto: abbiate rispetto di vostro figlio e del suo livello di maturazione, lasciate che sia veramente pronto, lasciate che sia lui a dirci quando è il momento di familiarizzare con il vasino!

E voi, care mamme e cari papà, che esperienze avete avuto o state vivendo con i vostri piccoli in merito allo spannolinamento?

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Dott.ssa Florinda Lo Piano
La Psicologa delle Mamme

About Florinda Lo Piano

31 anni, mamma di Viola, Psicologa e Peer Supporter dell'Alto Contatto e del Babywearing. Mi occupo di psicologia perinatale, psicologia clinica, sostegno all'alto contatto, consulenza sul sonno del bambino, allattamento e babywearing, seguo le coppie e le famiglie nel delicato periodo della maternità, da prima del concepimento alla gravidanza, dal post parto ai primi anni di vita del bambino.

4 pensieri su “La Psicologia del Pannolino

  1. Lory ha detto:

    Articolo molto interessante, grazie, con il mio piccolo di 2 anni e 3 mesi avevo proprio iniziato lo spannolinamento perchè lo avevamo iscritto alla materna a settembre…sono state 2 settimane pesantissime, lui per imitare il fratellino piu grande andava al bagno e diceva pipì ma non era in grado di riconoscere lo stimolo, per cui la faceva innumerevoli volte per terra ovunque…era anche il momento sbagliato essendo ancora al lavoro e avendo problemi di salute nella nostra famiglia (che ha causato stress e nervosismo in me e mio marito) …così ho capito che non era il momento giusto e ho rimesso il pannolino a mutandina, lui è più tranquillo e ora quando fa i bisogni inizia a dirlo quindi magari tra un pò riproviamo con più calma.

    • Florinda Lo Piano ha detto:

      Cara Lory, hai fatto bene a rimandare, lascia che lo prenda come un gioco e passa alla mutandine solo quando ti renderai conto che sarà diventato abbastanza competente e che non sporcherà quasi più pannolini, vedrai che così il passaggio sarà molto più sereno per lui e per voi! In bocca al lupo per tutto Lory!

      • Loredana ha detto:

        Grazie mille per la sua risposta, vorrei approfittare della sua gentilezza per sottoporle una questione che ci sta creando non poche preoccupazioni, riguarda il nostro bimbo più grande appena 4enne, da quando abbiamo spannolinato l’anno scorso lui ha sempre avuto difficoltà a fare la cacca al bagno, riconosce lo stimolo e trattiene, abbiamo sempre messo le mutandine pannolino e la faceva lì, ma abbiamo stretto un patto per cui al suo 4 compleanno (2 settimane fa) avremmo fatto al bagno…da allora lui o la trattiene per giorni e giorni o andiamo al bagno leggiamo, guardiamo cartoni parliamo e niente…nn la fa (dice che ha paura cada a terra la cacca) salvo poi farsela addosso (è capitato già 3 volte a cena fuori, a una festa di compleanno ecc)…ora la cosa ci sta creando abbastanza disagio perchè non sappiamo come comportarci, se sgridarlo, se non metterlo in imbarazzo se rimettere le mutandine pannolino al bisogno come lui richiede.
        Scusi se mi sono dilungata ma davvero nn so come comportarmi

        • Florinda Lo Piano ha detto:

          Loredana, sgridarlo o metterlo in imbarazzo non può che peggiorare la situazione, il bambino si sentirà non capace e sempre più insicuro e ciò non farà che minare la sua autostima. Dovete invece rassicurarlo con dolcezza, dirgli che non fa niente, che la prossima volta ci riuscirà. È importante anche non fare paragoni, non dire cose del tipo “tutti i bimbi della tua età la fanno nel vasino”. Provi a lasciare il bimbo da solo in bagno nel momento in cui dovrebbe farla, o magari faccia altro senza osservarlo, potrebbe sentirsi in soggezione. Invece se avesse la sua intimità magari potrebbe rilassarsi e lasciarsi andare.
          Come mai ha paura che cada per terra? È successo qualcosa all’inizio dello spannolinamento che può averlo colpito tanto da avere paura di farla cadere?

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